Agostinelli & C.



agostinelli.mario@gmail.com 19 ottobre 2022

Hanno suscitato un sospetto clamore le dichiarazioni di Greta alla TV tedesca per la loro acquiescenza al ricorso al nucleare. Naturalmente, le lobby militar-nucleari hanno preso la palla al balzo forzando maldestramente le dichiarazioni, che si limitavano al mantenimento dell'atomo al posto del carbone laddove già era in funzione, come testimoniato nel post che invio online (https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/10/18/la-guerra-in-ucraina-e-sempre-piu-energivora-attenzione-allillusione-nucleare/6842599/ ). Rimane, a mio avviso, una certa leggerezza nelle posizioni di Greta ed anche in settori dei Fryday For Future, con eccessiva confidenza nel ricorso ad un'energia (quella nucleare) catastrofica sul versante degli incidenti,insostenibile e micidiale per i danni nel tempo delle scorie e devastante per il suo legame con la minaccia militare. 

Una Greta imprudente ed i tifosi del nucleare

Mentre la guerra in Ucraina ostenta un ulteriore inasprimento e prefigura da ambo le parti un suo prolungamento che un Kissinger preoccupato azzarda a definire "guerra infinita" (v. https://lists.peacelink.it/pace/2022/05/msg00022.html ), si incomincia a riflettere su quanto sia energivoro il "capitalismo della sorveglianza", che sembra tener banco nella la contesa per la supremazia globale (v. Andreas Maln, Come far saltare un oleodotto, ed,Ponte alle Grazie). Siamo al cospetto di un conflitto armato a tutto campo, in allargamento spaziale e temporale e sempre più energivoro, che si pone di fronte ad un passaggio fatale dagli esplosivi inorganici e chimici, già ad altissima densità energetica, verso quelli nucleari, incontrollabili per potenza irreversibilmente distruttiva.

La guerra ha un impatto ecologico devastante: se diventasse nucleare la specie umana scomparirebbe ed è anche perciò che l'impiego civile della fissione nei reattori non può essere disconnesso dalla destinazione dei suoi prodotti ad uso bellico.

Già allo stato attuale, solo in Ucraina, la pressione che il conflitto esercita sulle foreste per il taglio indiscriminato di alberi e per gli incendi della vegetazione, lo spostamento di attrezzature, mezzi pesanti, munizioni nonché l'allestimento di operazioni militari che disperdono incessantemente con ordigni chimici e infestanti distruzione e morte, fanno stimare un aumento superiore al 10% delle emissioni totali dovute alle sole attività militari https://vociglobali.it/2022/05/06/la-natura-della-guerra-conseguenze-ambientali-del-conflitto-in-ucraina/. Un danno grosso modo equivalente alle emissioni di climalteranti in 10 anni di attività della popolazione subsahariana.

Se lo scenario politico post pandemia e globalizzazione si affidasse alle guerre e non venisse sconfitto dal ritorno della pace, allora il modello energetico del Green New Deal della UE fallirà ed il cambiamento climatico sarà ancora più brusco, alimentato da uno scontro tra blocchi che ricorrerebbero a qualunque forma di energia (fossili, ma anche atomiche) per concorrere all'egemonia sul pianeta. Purtroppo, le decisioni ultime dei cobelligeranti della guerra in corso, rischia concretamente di archiviare l'ottenimento di risultati tangibili in tema di contrasto al global warming per i prossimi due-tre decenni.

L'illusione nucleare vorrebbe deviare un movimento che cerca la prospettiva dell'ecologia integrale assiema alla pace, le energie rinnovabili assieme alle comunità energetiche e che riempirà di giovani soprattutto le piazze del 5 Novembre.

Non c'era di meglio, per rompere questo messaggio in formazione, che assoldare all'atomo - con determinazione sospetta - la leggerezza con cui Greta Thunberg ha "aperto" al mantenimento in vita dei reattori già in funzione in Germanaia.

Stiamo ai fatti: in una intervista l'attivista svedese si limita a dire che "Se l'alternativa è tornare al carbone meglio lasciare accese le centrali per la produzione di energia atomica" (v. https://www.linkiesta.it/2022/10/greta-thunberg-nucleare-germania-fridays-for-future/). Di fronte al clamore scatenato dalla sua dichiarazione, Greta ha precisato che "Oggi, come sempre, è importante fare attenzione a coloro che ascoltano la scomoda verità solo quando rientra nella loro agenda". Forse faceva riferimento anche alle nove colonne di Repubblica del 12 ottobre e al Foglio che titolava "Per la prima volta l'Italia ha una maggioranza favorevole al nucleare (che ora piace anche a Greta)".

Sul piano comunicativo si tratta di cosa non da poco: il volto del movimento ambientalista di Fridays for Future è consapevole che le sue affermazioni faranno discutere, anche se si era riferita al ricorso al metano e all'atomo come "false soluzioni, necessarie tuttavia al posto del carbone". Greta pecca di leggerezza e si nasconde dietro ad una ambiguità mai ben risolta anche nel movimento FFF, che si concentra quasi esclusivamente sulle emissioni climalteranti, anziché, più complessivamente, sull'energia interna del pianeta che può essere deturpata per milioni di anni dalle scorie radioattive. La mia convinzione è che nel rapporto sul futuro della conversione ecologica non si possa rimanere inchiodati solo su una prevista riduzione di CO2/KWora a fronte della durata di secoli di radiazioni che intaccano il genoma e ridisegnano le forme della vita (e della morte). Provo a rivolgere a Greta e ai suoi meravigliosi attivisti tre obiezioni perché non cedano su un compromesso che ha alle spalle grandi potentati economici e militari, che insidiano già ora l'esito dei conflitti armati e il limite della natura.

Per farlo, mi riferisco al caso francese - "tuttto nucleare" - che è alle prese con tre insolute questioni:

- mantenere il funzionamento dei reattori di seconda generazione in servizio da oltre 40 anni. In Francia, dei 56 reattori del parco nucleare, quasi due terzi hanno raggiunto una vita operativa di oltre 31 anni (11 hanno superato i 40 anni). Gli organismi territoriali di competenza non hanno nessun potere giuridico per scongiurare incidenti.

- smantellare i reattori non più in funzione. E' tuttora in corso lo smantellamento degli impianti di prima generazione inizialmente prevista per il 2036. Ma la fine dello smantellamento dovrebbe essere a lungo posticipata a causa delle difficoltà segnalate per la sicurezza del personale addetto allo smantellamento, e la difficoltà a garantire la totale bonifica dei siti.

- affrontare la saturazione dei siti di stoccaggio delle scorie radioattive e la forte opposizione da parte delle associazioni antinucleari ('Sortir du nucléaire' et al) al progetto di stoccaggio sotterraneo Cigéo (a Bure, nella Meuse), che ha fatto sì' che non sia stato finora validato.

Tutto ciò ha impatti economici, sulla salute e sull'incolumità imprecisabili e a debito delle nuove generazioni.

Infine, un'osservazione sullo sviluppo di piccoli reattori nucleari (Small Modular Reactors o SMR) caratterizzati dalla loro relativamente bassa potenza e dalla loro costruzione modulare (IV generazione). Il materiale fissile è il Plutonio239, ed una volta introdotta una carica iniziale, viene rigenerato grazie alla presenza di un materiale fertilizzante (generalmente Uranio238) irradiato dai neutroni nelle reazioni di fissione e che deve essere periodicamente rinnovato.

Oltre alla radio-tossicità molto elevata del Plutonio, la dispersione più 'capillare' dell'inquinamento (scorie + smantellamenti) sarebbe ancora nettamente più difficile da gestire e controllare che per i reattori attualmente in servizio. Senza dimenticare che ogni impianto nucleare di potenza può diventare bersaglio, accidentale o volontario, di attacchi militari o terroristici con esiti catastrofici.

Dobbiamo contare sulla straordinaria opera di divulgazione e suggestione di Greta, ma impedire che il complesso industrial militare se ne possa fare strumentalmente scudo per una ripresa di tecnologie energetiche centralizzate, che escludono la partecipazione, che minano la riproduzione della vita.


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Trieste, 18 ottobre 2022
Al Commissario del Governo in Trieste, prefetto Annunziato Vardè
OGGETTO: Richiesta di rinnovo dei Piani d'Emergenza in caso d'incidente nucleare militare al porto di Trieste
Egregio Signor Commissario,
Il recente terremoto con epicentro a 27 km dal sito nucleare di Aviano ci ha indotto il 26 settembre, 50° anniversario del giorno in cui il colonnello Petrov salvò il mondo dall'Olocausto nucleare, a presentare al Prefetto di Pordenone assieme al CLN regionale e pordenonese, una richiesta di rilascio dei Piani d'emergenza in caso d'incidente alla Base nucleare di Aviano; in presenza di un rischio che la guerra in Ucraina e le tensioni nei Balcani rendono incombente.
Decisione suffragata dalla cronaca recente disponibile sulla crisi di Cuba 1962, che coinvolse pesantemente l'Italia con la rimozione dei missili nucleari americani distribuiti tra Puglia e Basilicata e puntati sull'Unione Sovietica; alcuni dei quali erano stati danneggiati anche dai fulmini, con forte rischio d'esplosione.
E' nota, da fonti governative e giornalistiche, l'ormai prossima sostituzione delle bombe nucleari B61 "a caduta" dislocate ad Aviano con le B61-12, dotate di supporto missilistico, atte a penetrare nel terreno e la cui potenza può assumere valori diversi su uno spettro 50 volte minore o maggiore dell'ordigno dell'Olocausto a Hiroshima.
Una bomba nucleare "tattica" il cui uso è adatto al campo di battaglia (il nostro?) e "strategica", per una potenza intermedia o massima; la B61-12 rompe il tabù esistente, cancellando la differenza tra bombe nucleari e convenzionali, e dà il via libera all'escalazione verso l'uso di ordigni sempre più potenti !
Fatto che aumenta la possibilità, già alta per la Base di Aviano, di divenire bersaglio militare e nucleare di forze ostili. Uno studio diffuso nel 2014 a Vienna durante la Conferenza Onu sull'impatto umanitario delle armi nucleari, indicò una ricaduta radioattiva estesa fino alla Polonia in caso di esplosione nucleare ad Aviano con venti prevalenti da sud.
Considerata la guerra in corso, è palese quindi la preoccupazione per il pericolo esistente, tenuto conto dello stato di pre belligeranza di Unione Europea ed Italia verso Federazione Russa e suoi alleati.
Sempre in Friuli Venezia Giulia, la città di Trieste è nell'elenco dei porti messi a disposizione dal Governo italiano per il transito e la sosta di navi e sommergibili da guerra a propulsione nucleare di flotte "alleate", che potrebbero detenere ordigni nucleari a bordo.
E' importante ricordare che il 15 novembre 2002 un sottomarino nucleare americano si scontrò con una nave gasiera, per fortuna vuota al largo del rigassificatore di Barcellona. E nel 1975 nello Ionio, l'incrociatore Belknap con testate missilistiche nucleari a bordo entrò in collisione con la portaerei Kennedy e prese fuoco.
Dopo ripetute richieste avanzate dalla Tavola della pace del Friuli Venezia Giulia, da Associazioni ambientaliste e Sindacati, nel 2007 la Prefettura di Trieste emise un Piano d'emergenza in caso d'incidente nucleare militare in porto, come imposto dalla Legge e dalle Direttive europee.
Piano che Le chiediamo di rivedere e attualizzare, alla luce delle nuove norme in argomento contenute nella Direttiva Euratom 2013/59, recepita dal Parlamento italiano con Decreto Legge del 31 luglio 2020 n.101, per quanto previsto all'art.185 "Piano di emergenza esterna per le aree portuali". O di divulgare, nel caso il Piano stesso o alcune delle sue parti siano state già rinnovate.
L'Italia aderisce al Trattato di non proliferazione nucleare ma non è dato sapere se armi di distruzione di massa, la cui presenza è vincolata dal segreto siano presenti sulle navi ospiti; inoltre i reattori nucleari militari non sono sottoposti alle norme di sicurezza previste per gli impianti civili, fatto anacronistico in un Paese espressosi due volte contro il nucleare per via Referendaria.
La Provincia di Trieste è stata il primo degli Enti locali a chiedere negli anni scorsi la derubricazione di Trieste dall'elenco dei Porti nucleari, seguita dai Comuni di Sgonico/Zgonik, Muggia/Milje e Monrupino/Repentabor, i quali assieme a S.Dorligo della Valle/Dolina, Duino-Aurisina/Devin-Nabrezina e Trieste, hanno aderito alla 2020 Vision per un mondo libero da armi nucleari, promossa dal Sindaco di Hiroshima.
Il porto Sloveno di Capodistria insiste sul Golfo di Trieste, e dopo l'adesione della vicina Repubblica alla Nato è divenuto scalo di naviglio militare nucleare. Una norma del codice marittimo sloveno che l'avrebbe potuto impedire è stata appositamente rimossa.
Stanchi per lo stallo ultra decennale nel processo di disarmo previsto dal Trattato di non proliferazione nucleare, nel 2017 122 Paesi delle Nazioni Unite hanno approvato il nuovo "Trattato ONU di Proibizione delle Armi Nucleari" (TPAN) entrato in vigore il 21 gennaio 2021 e ratificato ad oggi da 68 Stati, tra i quali il Vaticano l'Austria e San Marino.
Italia e Slovenia condividono con la Croazia il Golfo di Trieste, fanno parte dell'Alleanza Atlantica e si oppongono al TPAN in quanto inserite nei programmi nucleari militari della NATO.
La novità nel Diritto internazionale imposta dal TPAN (cui l'Italia non aderisce per gli asseriti obblighi derivanti dall'Alleanza atlantica) ci ha permesso di depositare, alla Conferenza Onu istitutiva dello stesso, la proposta di denuclearizzare il Golfo coi porti di Trieste e Koper-Capodistria, fondata anche sul Trattato di Pace con l'Italia del 1947, che sancisce la Smilitarizzazione e Neutralità di questo Territorio; Trattato di Pace del quale Lei signor Commissario è Garante per la parte Italiana.
In contrasto col Trattato di Pace, il Golfo di Trieste ospita due porti nucleari militari di transito, Trieste e Koper-Capodistria. La presenza dei due centri urbani rende virtualmente impossibile prevenire con efficacia gli incidenti, rispetto alla propulsione nucleare delle navi, alla presenza di armi di distruzione di massa, alla possibilità di divenire bersaglio militare e nucleare. Basti ricordare l'attentato all'Oleodotto Siot del 1972.
Inoltre il segreto imposto "per motivi di sicurezza" su notizie necessarie a una puntuale informazione, impedisce la corretta valutazione dei pericoli, costringe le istituzioni a omettere importanti conoscenze E nasconde le situazioni di pericolo alla popolazione.
Pertanto pur in presenza di queste problematiche concrete, Le si chiede qualora non l'abbia fatto di promuovere la redazione urgente di nuovi Piani di emergenza nucleare militare per il Porto di Trieste, nonché di informare di concerto con gli Enti Locali e l'Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e Radioprotezione (ISIN), la popolazione sui rischi inerenti la presenza di naviglio nucleare in porto, e le relative misure di protezione da adottare in caso di incidente attentato o atto bellico deliberato, che si dovesse verificare.
Riguardo alla stesura del piano di emergenza, ci permettiamo di avanzare alcune proposte suggeriteci da esperti :
Esso dovrebbe essere frutto di valutazioni ed elaborazioni, di esclusiva competenza delle autorità italiane, con carattere vincolante per le navi ospiti. La nuova normativa concede spazi in proposito, anche per il ruolo dell'Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione, ed è importante che il Documento tecnico previsto, redatto dal Ministero della difesa, tenga conto e faccia riferimento alle procedure di emergenza della nave ospitata in rada. Si tratta di documenti militari che sia pure emendati in alcune parti, devono essere messi a conoscenza delle autorità italiane al fine di integrare le misure previste nel piano di emergenza. Non si può predisporre un attendibile "Piano di emergenza esterna per le aree portuali" senza conoscere cosa il comandante della nave è tenuto a fare in caso di incidente.
Circa l'allontanamento della nave, un solo rimorchiatore non è sufficiente a spostare un'imbarcazione di grandi dimensioni, e dati i rischi per la popolazione non sembra opportuno sottilizzare su chi gravino le responsabilità. Fermo restando che dev'essere garantita la presenza di una nave appoggio della marina ospitata, è importante che per il periodo di sosta in rada della nave a propulsione nucleare siano messi a disposizione dalle autorità italiane almeno due rimorchiatori di supporto.
Altra richiesta che rivolgiamo a Lei all'ISIN e all'Autorità portuale, è che da subito si predisponga un monitoraggio periodico del livello di radiazioni al suolo per una profondità di alcuni Km e un equivalente monitoraggio radiale delle acque marine, per una distanza di 30 Km dal porto di Trieste. Allo scopo di fissare il valore di fondo, rispetto al quale si registreranno variazioni di radioattività in presenza di naviglio a propulsione nucleare; e di poter valutare se ci siano o meno rilasci radioattivi da parte di queste navi anche in condizioni non incidentali. Questo tracciamento dev'essere relazionato allo stato delle correnti nel golfo di Trieste.
Da articoli di stampa, ci sembra che qualcosa sia stato messo in opera.
Tra le misure cautelative si può senz'altro prevedere che tutto il materiale (organico e non) proveniente dalla nave a propulsione nucleare, sia trasportato a terra da bettoline in appositi e separati contenitori, e non avviato a discarica prima di un accurato controllo radiometrico.
Infine egregio Commissario Vardè, ci pregiamo recapitarLe questa lettera nella significativa ricorrenza della brutale repressione che gli organi di sicurezza attuarono nei confronti di migliaia di pacifici dimostranti, il 18 ottobre 2021 davanti al Varco 4 del Porto, col forte auspicio che atti simili di violenza non abbiano mai più a verificarsi.
Per la Tavola della Pace del Friuli Venezia Giulia
Alessandro Capuzzo

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VINCENZO MILIUCCI - CONFEDERAZIONE COBAS

Alle perduranti crisi pandemiche e climatiche, si sono aggiunte l'inflazione,la guerra e il carovita, così da stremare definitivamente le famiglie meno abbienti, in particolare quelle monoreddito, figuriamoci quelle sempre più numerose "in povertà", come certifica il Rapporto Caritas 2022.
Tra il non mangiare/non nutrire, queste famiglie intanto hanno deciso di " non pagare le bollette (il condominio,l'affitto,...) ponendo ai fornitori-gestori " l'onere del non distacco, per aver agito in stato di necessità" , e al governo misure indilazionabili di "blocco dei distacchi e degli aumenti in corso e per tutto il 2023": l'indagine disposta da "facile.it" parla di quasi 5milioni che non hanno pagato le bollette negli ultimi 9 mesi, e che sono impossibilitati a farlo in seguito.
I ripetuti e salatissimi aumenti delle bollette luce-gas già presenti anteguerra, hanno assunto con la guerra livelli stratosferici giustificati solo da speculazione, extraprofitti, malgoverno. La Campagna NON PAGHIAMO intende denunciare in ogni sede questo disastro e si ripromette la riappropriazione del maltolto, coinvolgendo in questa battaglia di democrazia diretta milioni di cittadini-utenti nel "non pagamento organizzato delle bollette, con la finalità di bloccare gli aumenti presenti-futuri e di ottenere bollette eque-giuste", attraverso:- la revisione completa delle voci-oneri costituenti le attuali truffaldine bollette luce-gas, a partire dal costo della materia prima calcolata sul " prezzo più alto del gas", anche se la luce viene prodotta da energie rinnovabili (che sono ca il 50%,costano un decimo del gas);- la fuoriuscita dalle energie fossili, concausa della progressiva distruzione del Pianeta, per un
sistema energetico pulito e decentrato, basato su Comunità Energetiche da fonti rinnovabili. IN OGNI TERRITORIO PARTECIPIAMO ALLA CAMPAGNA " N O N P A G H I A M O "

Caro bollette, 4,7 milioni di italiani non le hanno pagate negli ultimi 9 mesi

Quasi 2 persone morose su 3 (il 62%) hanno detto che è stata la prima volta che hanno saltato il pagamento delle bollette.

E oltre 2,6 milioni non hanno pagato il condominio


16/10/2022/RAI News24

A causa dell'aumento del prezzo dell'energia 4,7 milioni di italiani si sono ritrovati nella condizione di non essere più in grado di pagare una o più bollette di luce e gas negli ultimi 9 mesi.

Si tratta di un numero che potrebbe continuare a crescere se i prezzi dovessero aumentare.

È quanto emerge dall'indagine commissionata da Facile.it secondo la quale ci sono 3,3 milioni di italiani che hanno dichiarato che, in caso di ulteriori rincari, potrebbero trovarsi impossibilitati a far fronte alle prossime bollette energetiche.

È poi un altro dato a confermare la situazione di emergenza: quasi 2 persone morose su 3 (62%) hanno detto che è stata la prima volta che hanno saltato il pagamento delle bollette.

Per quanto riguarda la distribuzione geografica se a livello nazionale la percentuale di chi ha dichiarato di non aver pagato una o più bollette negli ultimi 9 mesi è pari al 10,7%, il fenomeno è più diffuso nelle regioni del Centro Italia (11,5%) e al Sud e nelle Isole (11,2%).

E in prospettiva dei prossimi aumenti, le aree più a rischio sono quelle del Meridione (9,4% a fronte di una media nazionale pari al 7,7%).

Non solo bollette: il problema della morosità riguarda anche le spese condominiali. Dall'indagine è emerso che, a causa dell'aumento dei prezzi, da gennaio oltre 2,6 milioni di italiani hanno saltato una o più rate del condominio.

Anche in questo caso le aree più in sofferenza sono quelle del Centro Italia (7,7% a fronte di una media nazionale pari al 6%) e i grandi centri abitati, con percentuali superiori al 10% tra i residenti nei comuni con oltre 100mila abitanti.

Un fenomeno che potrebbe aumentare se si considera che alla domanda "Nel caso in cui i prezzi continuassero a salire crede si troverà obbligato a saltare qualche pagamento?" ben 3,8 milioni di italiani (8,8% dei rispondenti) hanno dichiarato che potrebbero non pagare le prossime rate del condominio, con punte del 12% tra i residenti nel Centro Italia.

Bollette luce e gas, 4,7 milioni di italiani hanno saltato un pagamento negli ultimi 9 mesi


16 Ottobre 2022 Repubblica

MILANO - Quasi 5 milioni di italiani negli ultimi nove mesi hanno saltato il pagamento di una o più bollette di luce e gas. È quanto emerge dall'indagine commissionata da Facile.it

Nel dettaglio 4,7 milioni non sarebbero riusciti a pagare quanto dovuto e 3,3 milioni potrebbero trovarsi nell'impossibilità di saldare le prossime fatture. E cresce la morosità anche per le spese condominiali

Crisi energetica: problemi e soluzioni

La situazione di emergenza si evince anche da un altro dato: quasi 2 rispondenti morosi su 3 (62%) hanno detto che è stata la prima volta che hanno saltato il pagamento delle bollette. Guardando i numeri più da vicino si scopre che se a livello nazionale la percentuale di chi ha dichiarato di non aver pagato una o più bollette negli ultimi 9 mesi è pari al 10,7%, il fenomeno è più diffuso nelle regioni del Centro Italia (11,5%) e al Sud e nelle Isole (11,2%). E in prospettiva dei prossimi aumenti, le aree più a rischio sono quelle del Meridione (9,4% a fronte di una media nazionale pari al 7,7% ).

Caro energia, il dramma dei condomini: "Con l'arrivo dei conguagli, 70% a rischio morosità"

Il problema della morosità riguarda anche le spese condominiali. Come emerso dall'indagine, a causa dell'aumento dei prezzi, da gennaio oltre 2,6 milioni di italiani hanno saltato una o più rate del condominio. Anche in questo caso le aree più in sofferenza sono quelle del Centro Italia (7,7% a fronte di una media nazionale pari al 6%) e i grandi centri abitati, con percentuali superiori al 10% tra i residenti nei comuni con oltre 100mila abitanti.

Un fenomeno in possibile aumento se si considera che alla domanda "Nel caso in cui i prezzi continuassero a salire crede si troverà obbligato a saltare qualche pagamento?" ben 3,8 milioni di italiani (8,8% dei rispondenti) hanno dichiarato che potrebbero non pagare le prossime rate del condominio, con punte del 12% tra i residenti nel Centro Italia.

Bollette, 4,7 milioni di italiani non le hanno pagate. I DATI


17 ott 2022Ansa/Ipa

A causa dell'aumento dei prezzi dell'energia, molti cittadini hanno saltato i termini per saldare i pagamenti. È quanto emerge dall'indagine commissionata da Facile.it

Il caro energia ha portato 4,7 milioni di italiani a saltare il pagamento di una o più bollette luce e gas negli ultimi 9 mesi. A rivelarlo è l'indagine commissionata da Facile.it . Lo studio è stato realizzato su un campione rappresentativo della popolazione nazionale e i numeri sarebbero destinati ad aumentareGUARDA IL VIDEO: Caro bollette, conguaglio riscaldamento con rincari dell'80%

Se il costo per l'energia elettrica e il gas continuerà ad aumentare, 3,3 milioni di italiani hanno dichiarato che potrebbero trovarsi nell'impossibilità di far fronte alle prossime bollette energetiche. La situazione di emergenza si evince anche da un altro dato: quasi 2 rispondenti morosi su 3 (62%) hanno detto che è stata la prima volta che hanno saltato il pagamento delle bolletteCaro bollette, 1.516 euro a famiglia in più

Lo studio evidenzia inoltre che il problema della morosità riguarda anche le spese condominiali. A causa dell'aumento dei prezzi, da gennaio oltre 2,6 milioni di italiani hanno saltato una o più rate del condominio

Un fenomeno in possibile aumento se si considera che alla domanda "Nel caso in cui i prezzi continuassero a salire crede si troverà obbligato a saltare qualche pagamento?" ben 3,8 milioni di italiani (8,8% dei rispondenti) hanno risposto che potrebbero non pagare le prossime rate del condominio, con punte del 12% tra i residenti nel Centro Italia

Bollette, le aziende iniziano a tagliare luce e gas: «Basta saltare una sola rata, migliaia di casi in tutto il paese»

2 Ottobre 2022 -

Furio Truzzi, presidente di Assoutenti: c'è una «pandemia energetica»

Sarà un inverno al buio? Quel che è certo è che l'impennata nelle bollette non è l'unico problema da affrontare. Ad esso si accompagna infatti il taglio delle forniture, vale a dire l'improvviso stacco dalla rete dei clienti morosi da parte degli operatori. Un'operazione che, secondo La Stampa, sarebbe già iniziata: è per esempio il caso di Claudio Porlisi, titolare di un bar a Frosinone. Qualche giorno fa, la sua società di energia gli ha annunciato il distacco di tutte le utenze: luce, gas e telefonia. Recesso giustificato così in un messaggio: «Alcune offerte sono diventate insostenibili per una eccessiva onerosità sopraggiunta e non prevedibile. Siamo spiacenti». Caso analogo per Patrizia, titolare di un bar a Roma. Anche per lei sospensione del servizio della luce. La ragione, questa volta, risiede nel fatto che non era riuscita a pagare l'ultima fattura ricevuta: un importo più che quintuplicato, passato da 800 euro a 4mila. Non capita solo ai commercianti ma anche ai condomini: per le morosità pregresse, un palazzo di 30 appartamenti nella periferia di Palermo si è visto rifiutare la riattivazione della fornitura di gas. A un condominio di Genova è stata invece richiesta un'integrazione delle garanzie fornite finora.

La lista nera degli operatori

Furio Truzzi, presidente di Assoutenti, ha parlato a La Stampa di «pandemia energetica»: «Sono ancora situazioni non troppo diffuse, ma stanno crescendo in fretta: da un focolaio isolato, ci troveremo di colpo con migliaia di casi in tutto il Paese». Truzzi parla di «un aumento vertiginoso già tra quindici giorni, quando inizieranno ad arrivare le nuove bollette». Basterebbe infatti una sola rata inadempiuta per finire nella lista nera dei fornitori. Anzi, nemmeno: sono attenzionati anche coloro che hanno sempre pagato regolarmente, ma potrebbero avere difficoltà in futuro. La ragione sta nel fatto che alcuni fornitori sono al limite del fallimento, e per scongiurarlo sembrerebbero aver avviato una «scrematura» per tenere solo i clienti meno rischiosi. Utilitalia, la federazione che riunisce 450 piccole utilities, ha parlato di rischio fallimento per 70 società.

I parametri per decidere chi rientra o meno nel profilo desiderato sono svariati. Si va dallo storico dei pagamenti al quartiere di residenza. Le compagnie possono interrogare le banche dati dell'Acquirente unico e in un attimo ottenere i profili di chi in passato è stato moroso. Ma non solo: possono anche verificare, incrociando altri dati, chi ha avuto problemi con il mutuo, con la carta di credito o con le rate. «Per finire nella lista nera in questa fase così difficile basta anche aver saltato anni fa una rata del prestito per l'auto» avvisa Luigi Gabriele, presidente di Consumerismo. «Dopo la chiusura del contratto nessun operatore si fiderà più di me - ha commentato rassegnato Porlisi -. Avevo una tariffa vantaggiosa, 18 centesimi circa a kWh per una bolletta sui 700 euro circa. Adesso sul mercato libero trovo solo prezzi sei volte più alti. Il mio timore è di non riuscire più a tenere in piedi la mia attività e a 45 anni dove vado?».


Bollette, sulle pratiche commerciali scorrette si accendono i fari di Antitrust e Arera

L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato si dice "pronta a intervenire qualora venissero adottate condotte lesive dei diritti dei consumatori". L'Autorità di regolazione energia, reti e ambiente: "Gli operatori non sfruttino le asimmetrie"

13/10/2022 Rainews.it

"L'aumento incontrollato dei prezzi dell'energia e lo stato di incertezza generale causato dalle tensioni internazionali stanno coinvolgendo sia i consumatori che gli operatori del settore energetico, traducendosi talvolta in iniziative che possono configurarsi come pratiche commerciali scorrette o violazioni della regolazione di settore". Questo, in sintesi, il messaggio lanciato dai vertici delle due Autority più coinvolte sul tema della crisi energetica e dell'aumento dei prezzi, l'Antitrust (il Garante per la concorrenza e il mercato) e l'Arera (Autorità di regolazione dell'energia, le reti e l'ambiente). Dopo un vertice tenutosi oggi a Roma, organizzato in seguito a diverse segnalazioni arrivate dai consumatori, è stata diffusa una nota congiunta alla luce delle norme del decreto Aiuti bis (Decreto-Legge n. 115 del 2022, art.3), su variazioni unilaterali di contratto e per utilizzi impropri degli strumenti del recesso del venditore e della risoluzione per eccessiva onerosità.

Cosa dice l'articolo 3 del Decreto Aiuti bis

Il decreto Aiuti bis definisce alcune misure urgenti in materia di energia, emergenza idrica, politiche sociali e industriali. Nel caso di contratti sottoscritti sul mercato libero dell'energia elettrica e del gas, l'art. 3 prevede la sospensione delle clausole contrattuali che consentano modifiche unilaterali dei contratti di fornitura di energia elettrica e gas naturale relativamente alla definizione del prezzo, fino al 30 aprile 2023. Sempre fino a questa data, lo stesso articolo al comma 2 definisce "inefficaci" i preavvisi comunicati per queste stesse finalità prima della data di entrata in vigore del decreto, a meno che le modifiche contrattuali si siano già perfezionate.

Le parole dei presidenti di Antitrust e Arera

"L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato - afferma il presidente dell'Antitrust, Roberto Rustichelli - sottolinea come la sua azione sia guidata dalla centralità della figura del consumatore, soprattutto nell'attuale congiuntura economica che sta vedendo progressivamente peggiorare le prospettive di qualità della vita dei cittadini. L'Autorità confida che le imprese del settore manterranno una compliance aziendale rispettosa della legge, ma è pronta ad intervenire qualora venissero adottate condotte lesive dei diritti dei consumatori e degli assetti del mercato".

Per il presidente di Arera, Stefano Besseghini: "In un momento tanto complesso che tiene l'intero sistema energetico in un delicato equilibrio e nella marcata esigenza di contemperare gli interessi a volte confliggenti dei diversi soggetti coinvolti, è assolutamente necessario che il quadro di regole entro cui muoversi sia chiaro, condiviso e correttamente applicato. Nel richiamare con forza al rispetto delle regole, l'Autorità esorta ad un senso di responsabilità ulteriore, ognuno per la sua parte, invitando gli operatori a non sfruttare tali asimmetrie e i consumatori ad un uso corretto degli strumenti di agevolazione"





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